La valutazione funzionale, Verso un nuovo paradigma

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  • Cos’è la valutazione funzionale dell’atleta?
  • Qual è il paradigma attualmente imperante?

Purtroppo oggi, pensando di applicare correttamente gli strumenti della scienza, trattiamo la materia vivente come un sistema complicato e non complesso; anche la valutazione funzionale si rifà a questo modello.

L’errore che spesso si commette è di pensare un atleta come un’automobile fatta di tanti pezzi meccanici, che si cerca sempre di più di scomporre alle singole unità elementari.

Per questo abbiamo il test della forza, il test della resistenza, il test della velocità, affinché ognuno di essi, considerato come frammento di un puzzle, ci dia indicazioni su di un aspetto proficuo della prestazione e delle potenzialità dell’atleta: «Sei carente sulla forza, quindi ti proporrò delle sedute dedicate esclusivamente ad essa».

Funzionano realmente così le cose, è questo l’approccio giusto da prendere considerazione?

La risposta è: quasi mai. Non solo non lo è, ma è in definitiva è il più grande errore che si possa commettere.

Le due caratteristiche fondamentali per descrivere un sistema
sono gli elementi e le connessioni.
In un sistema complesso gli elementi sono numerosi.
Gli elementi sono tra loro diversi.
Tra gli elementi individuali di questi sistemi
esistono inoltre numerose connessioni.
Le connessioni sono non lineari.1

Per capire meglio come funziona la complessità, vorrei cominciare col descrivere l’ambiente in cui  e le modalità con cui essa agisce, per poi arrivare a misurare l’efficacia o l’inefficacia dell’attuale approccio riguardo alla valutazione funzionale dell’atleta.

Non trovo modo migliore di farlo se non con l’esempio descritto nel bellissimo libro Nexus di Mark Buchanan

“In campo ecologico, i ricercatori si trovano ad affrontare un problema analogo quando studiano un problema di elevata complessità. Si pensi per esempio al caso del Sudafrica. Da tempo la sua industria della pesca sostiene che se si eliminassero le foche della costa occidentale aumenterebbe il numero dei naselli, pesci molto richiesti sul mercato. Le foche mangiano i naselli, hanno ragionato con la logica rudimentale gli operatori del settore ittico. Ma le cose non sono così semplici. Le foche e i naselli sono solo due anelli di una catena alimentare immensamente complessa, e le azioni che si compiono in un determinato ambiente non si possono isolare del tutto dal contesto. L’ecologo Peter Yodzis, dell’Università canadese di Guelph, calcola che una variazione del numero di foche influenzerebbe la popolazione dei naselli attraverso l’azione che eserciterebbe su specie intermedie, in un castello di tessere di domino comprendente oltre 250 milioni di percorsi causa-effetto. Eliminare le foche farebbe davvero aumentare i naselli? Al momento non si può neanche azzardare un’ipotesi plausibile. Se l’industria ittica sudafricana decimasse le foche, potrebbe ritrovarsi meno naselli di prima. Con una logica di causa-effetto che alla fine non porta alla soluzione del problema ma paradossalmente a un aggravamento del problema.” 2

in altre parole: l’effetto di una piccolissima variazione si propaga a una moltitudine di conseguenze, anche lontane e incalcolabili.

“Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas.” 3

(Lorenz all’American Association for the Advancement of Sciences, 1979).

 La valutazione non è la misurazione, la valutazione è un processo mentale molto complesso, per quanto ci si possa sforzare. La valutazione non è mai oggettiva ma sempre soggettiva, essa scaturisce da una miriade di considerazioni e riflessioni dell’allenatore che nascono da una complessità di fattori come il dato o i dati misurati, dalla propria esperienza, dal modello prestativo, dalle proprie attitudini, dalla propria cultura, dall’atleta in esame, dallo sport praticato e chi più ne ha più ne metta.

Alla base di ogni considerazione e di ogni approccio dovrebbe regnare un principio radicale che non va mai dimenticato:

il buon senso.

Per questo bisogna introdurre un nuovo paradigma di valutazione che fa riferimento a una riforma del pensiero, basato sui principi della complessità e sulle indicazioni del filosofo e sociologo Edgar Morin.

Un sistema complesso è un sistema in continuo cambiamento e in continua evoluzione. La misurazione effettuata adesso è la misurazione di questo determinato momento, che è molto lontana da un’ipotetica seconda misurazione nel frattempo, saranno cambiate un’infinità di circostanze e paragoni fra le due sono leciti soltanto se accompagnati da opportune considerazioni.

Attenti a trarre conclusioni come: «È migliorata la forza perché durante le sedute di allenamento si sono utilizzati quei particolari metodi d’allenamento», credo non sia possibile azzardare una conclusione simile, l’infinità di fattori e di elementi interconnessi tra loro, in continuo mutamento, non consentono certezze.

Per un corretto approccio ci viene incontro il concetto di orlo del caos (descritto nel libro Prede o ragni di De Toni e Comello), che consegna all’allenatore un ruolo speciale; un ruolo dinamico, non statico. L’allenatore deve saper gestire il cambiamento, deve saper ipotizzare strategie per affrontarlo, in poche parole deve camminare sull’orlo del caos.

È qui che si colloca il ruolo dell’allenatore come accompagnatore, che il Prof Bellotti ha esaminato.4

I sistemi complessi all’orlo del caos
sono sottoposti ad un gran numero di piccole perturbazioni
e a un piccolo numero di grandi perturbazioni
che, mediante distruzione, generano
discontinuità, creazione, innovazione
(legge di elevamento a potenza).1

 La valutazione non contraddistingue soltanto una fase della pianificazione dell’allenamento. Di contro, essa si insinua in ogni momento, in ogni istante, essa nasce tra il dialogo e la relazione allenatore-allievo. Per gestire questa consapevolezza l’allenatore deve possedere strumenti importanti; non mi riferisco soltanto alla tecnologia, alla matematica, alla statistica, ma soprattutto a una forma mentis nuova.

“Non si può considerare il particolare senza tener conto del globale e non si può considerare il globale senza tener conto del particolare.” 5

Quando detto da Pascal è alla base del processo di valutazione:


nei sistemi complessi, la causa genera l’effetto,

che a sua volta retroagisce sulla causa

in una relazione circolare che si auto-alimenta.1

Un movimento, anche il più elementare, non è un semplice movimento. In ogni azione si riassume la vita del soggetto. Dicevano i romani:“Noi siamo la somma dei nostri pensieri e domani saremo la somma dei nostri pensieri più altri pensieri.” In altre parole, direi: “Noi siamo la somma dei nostri movimenti e domani saremo la somma dei nostri movimenti più altri movimenti.”

Durante il processo di valutazione non si può prendere un elemento a sé stante come ad esempio la misurazione di balzo e separarlo dal contesto in cui esso si verifica.

Un aforisma Zen dice: “Per guardare un pesce bisogna osservare l’acqua.” Nel nostro caso: “Per guardare un balzo bisogna osservare la vita del saltatore.”

“Quindi è come se dicessi
che tutto è collegato con tutto
in una rete mentale come un grande cervello,
tutte le porte e tutti gli oggetti
si compenetrano insieme e non insieme”
Riflessione Zen

Tutte le cose e gli individui del mondo sono parte di una vasta rete non lineare di incentivi, costrizioni e connessioni (la rete della vita).6

Il nostro organismo è un sistema complesso di sottosistemi complessi tutti collegati fra loro, come delle matriosche. Un sistema formato da oloni che danno vita ad altri oloni, influenzato da altri sistemi che agiscono sul nostro organismo e reagiscono con la persona. Un insieme costituito da diversi sottosistemi aperti interconnessi tra loro, nei quali non esiste una cellula che sia separata dal resto del corpo.

“Noi siamo tutti olone. Un olone è un sistema complesso che fa parte di un altro sistema complesso interconnesso, è una gerarchia interconnessa.”

“Il concetto fondamentale è dunque
che il sistema è nell’ambiente
e questo non ci stupisce
e l’ambiente è nel sistema.”1

“La complessità è dappertutto fuori di noi ma anche dentro di noi. Una formica ma anche una colonia di formiche sono sistemi complessi.” 7

Non bisogna cadere nella trappola in cui si pensa che la somma dei piccoli frammenti di un sistema restituisca il totale:

“La somma delle parti è più del totale.”A

Il tutto è il risultato di un sistema di relazioni.

La totalità presenta caratteristiche che non derivano dal puro accostamento degli elementi.

“La Scienza si fa con i fatti come una casa si fa con i mattoni
ma l’accumulazione dei fatti non è scienza più di quanto
un mucchio di mattoni non sia una casa.”
Henri Poincaré

Su questi presupposti:

  • che senso ha il dualismo cartesiano che si preoccupa di parcellizzare?
  • con quali concezioni deterministiche vogliamo affrontare il problema?
  • quale particolare misurazione vogliamo fare?

Se ci soffermiamo alla mera misurazione credo che se ne ricavi poco. Per fortuna come abbiamo già affermato un organismo è un ologramma.

In un ologramma fisico
il più piccolo punto dell’immagine dell’ologramma
contiene quasi la totalità dell’informazione
dell’oggetto rappresentato.
Il principio ologrammatico
si rifà proprio a questo concetto fondamentale
dell’ologramma fisico e afferma che nei sistemi complessi
la parte è nel tutto e il tutto è nella parte.1

Quindi in ogni frammento di ogni parte si conserva la quasi totalità della persona, per questo anche dal movimento più banale si può capire tantissimo della persona. Solo facendo un processo di ricostruzione, ricucitura e contestualizzazione possiamo ricavare delle informazioni importanti da applicare all’allenamento.

Vorrei chiarire meglio questo concetto con un esempio molto semplice in cui tutti nella vita ci siamo trovati. A chiunque è capitato di fare le analisi del sangue. Per un valore sballato, prendiamo a caso quello del colesterolo, come si interviene? Per risolvere il problema in base a una logica causa-effetto la soluzione sarebbe la somministrazione di una compressa, ma basta questo per risolvere il problema?

Questa è una visione molto limitata del problema che si ferma alla lettura del dato e cerca la soluzione intorno al dato senza curarsi dell’universo che lo circonda (ricordiamo l’esempio precedente delle foche e dei naselli). Dietro il mio colesterolo alto ci possono essere fattori di ereditarietà, cattiva alimentazione, vita sedentaria, una debilitazione momentanea imputabile a un picco di stress. Già ampliando il mio orizzonte di pensiero ho messo a fuoco numerose variabili su cui posso intervenire, magari evitando di assumere la compressa.

Allora, come abituarci a pensare secondo un modello complesso di allenamento?

Continua nel prossimo articolo…

Giulio Rattazzi

http://www.demotu.it/wordpress/archives/category/complessita

Bibliografia

  1. Prede o ragni? di Alberto De Toni e Luca Comello Alberto F. de Toni e LucaComello, Prede o ragni, Utet Libreria Torino, 2005.
  2. NexusPerchè la natura, la società, l’economia, la comunicazione funzionano allo stesso modoMark Buchanan Oscar Mondadori – Settembre 2003 – Pg. 275
  3. Lorenz all’American Association for the Advancement of Sciences, 1979
  4. ll 3 dicembre 2008, in un Seminario per l’ANDISM, nella SUISM di Torino:  in questa data, Il Prof. Pasquale Bellotti parlò dell’allenatore come accompagnatore.
  5. Edgar Morin, La testa ben fatta, 1999,Cortina
  6. La rete della vita, Capra Fritjof, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2001,
  7. Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante.
  8. Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll          Hofstadter Douglas R.

Sitografia

  1. L’idea portante dei fondatori della psicologia della Gestalt, che il tutto fosse diverso dalla somma delle singole parti, in qualche modo si opponeva al modello dello strutturalismo, diffusosi dalla fine dell’Ottocento, ed ai suoi principi fondamentali, quali l’elementarismo. E da qui la famosa massima: “ Il tutto è più della somma delle singole parti”.

Posted by giulio.rattazzi

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