I grandi libri che parlano di allenamento sportivo non sono i libri che parlano di allenamento! (1)

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Proprio così: i veri libri che parlano di allenamento non sono quelli che parlano di allenamento, 

senza togliere nulla a professionisti, scienziati del movimento, ma se continueremo a rimanere a coltivare il nostro orto, senza abbracciare altre conoscenze, la nostra capacità di osservare i fenomeni che ci circondano sarà sempre limitata alle conoscenze della nostra disciplina e solo con grande fatica faremo un passo avanti verso nuovi orizzonti;

comprendere l’allenamento sportivo vuol dire capire la vita, studiare l’allenamento sportivo non significa studiare il muscolo, la forza ecc., come tanti compartimenti stagno, come avrebbe inteso Pascal, quando dice che:

“non si può considerare il particolare senza tener conto del globale e non si può considerare il globale senza tener conto del particolare.”(2)

Tutto è collegato, tutto è collegante, nulla è separato,  purtroppo la nostra cultura ci ha educati a pensare in questi termini, in maniera riduzionista: con il riduzionismo poniamo maggiore attenzione a come sono fatte le cose, molto meno ci interessiamo di come funzionano le cose.

Le prime righe della definizione di allenamento sportivo di Pasquale Bellotti recitano:

 l’allenamento sportivo è un processo educativo complesso“.

Una lettura poco attenta potrebbe indurci a sorvolare su quando sia profonda e pregna di significati tale definizione, in realtà i termini:  processo  educativo e complesso custodiscono l’essenza dell’allenamento sportivo, un nuovo paradigma è all’orizzonte, una nuova chiave di lettura rivoluziona il modus operandi dell’allenatore, per fare tutto ciò si richiede uno sforzo, uno sforzo e una volontà  ad abbandonare le ormai vecchie concezioni sull’allenamento sportivo;

tutto questo implica sofferenza, implica dolore, c’è bisogno di abbandonare le nostre certezze per intraprendere la strada dell’incertezza, il più grande errore che si possa fare è rimanere bloccati nella vecchia concezione che abbiamo di allenamento, che vi piaccia o no l’allenamento sportivo non risponde a leggi Newtoniane di causa-effetto oppure,  in altri termini, non risponde allo stimolo-risposta di Pavlov e lo sforzo consiste proprio nell’uscire dal meccanicismo e dal riduzionismo di cui l’allenamento è pregno, essendo il concetto di allenamento figlio di ideologie  ormai morte e sepolte.

 Sbagliare è umano, perseverare è diabolico o meglio perseverare è stupido. Solo ripensando all’allenamento in una chiave di lettura nuova possiamo uscire dalla trappola in cui siamo caduti, che vi piaccia o no, ma la strada non  è tracciata da  programmi, bensì da strategie.

Come direbbe Antonio Machado: “Caminante no hay Camino“, non c’è una strada segnata, la strada si fa con il cammino, mentre si cammina si traccia il percorso.

L’allenamento è complesso”, ma cosa vuol dire è complesso?

Complesso non vuol dire complicato, un orologio è complicato, l’organismo non è complicato, ma appunto complesso, la sostanziale differenza consiste nel fatto che qualcosa di complicato, come ad esempio l’orologio, può essere smontato in tutte le sue parti per poi essere ricostruito nella sua totalità, quindi il totale è la somma delle parti,

l’organismo invece possiede completamente altre caratteristiche, le parti dell’organismo sono collegate fra loro in uno stretto legame di interdipendenza, l’organismo non può essere scomposto, la somma tra la parti, costituita proprio da collegamenti o e da interdipendenze,restituisce entità maggiori delle singole parti, quindi Il tutto è più della somma delle sue parti: non possiamo pensare di allenare la forza separata dalla resistenza, dalla tattica o dalla tecnica, ecc.ecc., come se tutto fosse diviso, tutto fosse separato.

Come un processo ologrammatico, ogni movimento è espressione dell’atleta, ma attenzione! Non commettiamo l’errore di considerare l’alteta soltanto come un fenomeno biologico, perché l’atleta è anche psicologico, è anche sociologico.

In altri termini, l’atleta è figlio, l’atleta è studente,  l’atleta è ragazzo,  atleta è adolescente, l’atleta è cittadino, l’atleta è atleta, l’atleta è atleta tra gli atleti: insomma, l’atleta è persona con tutta la sua storia, con tutto il suo vissuto, con tutto il suo pensiero, che si esprime attraverso il movimento,  anche il più piccolo movimento.

L’allenatore non può esimersi dal considerare tutto ciò. Se lo fa, quando lo fa, quando cede alla tentazione di ridurre la realtà a puri fatti meccanici, l’atleta ad una macchina, allora fallisce.

  i miei più sinceri saluti

Giulio Rattazzi

Note

(1) “I grandi libri che parlano di allenamento sportivo non sono i libri che parlano di allenamento!”

Frase pronunciata dal Prof.  Pasquale Bellotti durante un corso universitario presso la Facoltà di Scienze motorie di Torino

(2) “non si può considerare il particolare senza tener conto del globale e non si può considerare il globale senza tener conto del particolare.”

Aforisma di Blaise Pascal, citata nel libro “La testa ben fatta” di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore

Posted by giulio.rattazzi

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